
Penisola Sorrentina - Sorrento
Sorrento, dal nome mitico che giustifica due... letture: da Sirentum,
terra delle sirene, oppure da Surreo, scorrere, suggerito dai Greci
affascinati dai tanti rivoli che versavano acqua in mare, già esistente
quando fu fondata Roma, e sempre vissuta fra il mito e la storia. La
sua fondazione si perde nell’età paleolitica, all’epoca romana Sorrento
era municipium, alla fine del primo millennio la si trova come ducato,
con moneta propria, dal fiume Sarno alla Punta della Campanella, fino
all’occupazione longobarda del principe Guaimario V di Salerno ed alla
formazione della monarchia normanna. Con la dinastia Sveva fu staccata
Vico Equense e successivamente, nel XV secolo, Massa Lubrense.
Gli altri comuni hanno ottenuto la loro autonomia in epoca
moderna: Piano nel 1808, Meta nel 1819 e Sant’Agnello nel 1876. La
città si è sviluppata secondo i canoni urbanistici dell’epoca
greco-romana, cioè con gli assi viari più importanti (decumani) secondo
il sorgere e il tramonto del sole e gli altri assi ad essi
perpendicolari (cardini). Fra i primi si identifica la via San Cesareo,
fra i secondi via Tasso e via R. Reginaldo Giuliani (da sud verso nord,
sul mare). L’impostazione a forma dell’antico castro era difesa da tre
lati da valloni e dal quarto-lato mare- dalla costa tufacea alta circa
50 metri con quattro porte: la più importante era quella verso il
“piano” dal cui piazzale retrostante - Largo Castello (attuale piazza
Tasso) - partiva il decumano Massimo (via San Cesareo - via Fuoro) fino
alla porta occidentale, detta Porta Massa o di Parsano; le altre erano
alle due marine, sottostante la chiesa di Sant’Antonino (di marina
Piccola) o alla marina Grande (dei pescatori). Quella corrispondente
all’attuale Piazza delle antiche mura fu creata successivamente (nel
sec. XV) su mura preromane. La nobiltà sorrentina, antichissima, era
seconda a Corte solo a quella della capitale e si riuniva nei Seggi (o
Sedili), dei quali quello Dominova, con la cupola maiolicata, ancora
s’impone in pieno centro storico.
Imboccando via Santa Maria della Pietà s’incontrano il Palazzo
Correale ed alcune facciate di fabbricati del ‘300, con delle
particolari ed artistiche bifore, fino a giungere all’antico
quattrocentesco campanile e dalla chiesa Cattedrale, sede
Arcivescovile. L’attuale Corso Italia - parallelo ai due decumani - è
stato creato nel 1863-65 per favorire il proseguimento della Strada
Borbonica (attuale S.S.145) verso Massa Lubrense.
Oltre il Chiostro di San Francesco del ‘300 ove si svolgono da
diversi decenni gli spettacoli dell’estate musicale - Festival
Sorrentino, Sorrento presenta ai visitatori un grande patrimonio di
chiese curate con molto zelo.
Nel ‘700 Sorrento entrò di diritto nel Grand Tour, meta di molti
personaggi del mondo politico ed istituzionale, artisti, poeti e
scrittori che hanno tracciato quel solco, nel quale, ancora oggi per
quel fascino e quella bellezza ancora vivi, continua l’economia
dell’intera penisola.
L’inglese Henry Swinburne, verso la fine del ‘700, nel suo “Travels
in Two Sicilies”, descrisse le bellezze panoramiche ed artistiche di
Sorrento; il poeta Samuel Rogers affermò che “non un bosco di pini,
d’aranci, di cedri, non una grotta rosa dal mare e coperta di sparsi
vigneti, che non sia un incanto”. Il filosofo tedesco Friedrich
Nietzsche trovò giovamento alla sua salute e Richard Wagner completò a
Sorrento il suo “Parsifal”. Il più grande pittore russo dell’Ottocento,
Silvester Stchedrin, le cui testimonianze artistiche della terra e
della costa sorrentine sono sparse per tutti i grandi musei del mondo,
è sepolto a Sorrento per esservi morto nel 1830 mentre Massimo Gorki,
nel suo secondo soggiorno nella città del Tasso, nel novembre 1932,
organizzò una vera e propria colonia russa. Tantissimi sono i pittori
che si sono ispirati a Sorrento per realizzare i loro capolavori ed
altrettanti scrittori e poeti hanno trovato nella bellezza del panorama
sorrentino motivi ispiratori dei loro capolavori. Non ultimo il
drammaturgo norvegese Enrik Ibsen del quale, proprio quest’anno, si
celebra il centenario della morte.
Nel 1871 il Duca Alfredo d’Edimburgo celebrò a Sorrento il suo
fidanzamento con la Granduchessa Maria di Russia e la Zarina Maria
Alexandrowna vi ha soggiornato due mesi nel 1873; il Principe Edoardo,
Principe di Galles, visitò Sorrento nel 1875 e vi ritornò da Re
d`Inghilterra, con la consorte nel 1907: Luigi II di Baviera, Eugenia
Imperatrice di Francia, Federico di Prussia con la moglie e la figlia
Vittoria l’Imperatrice d’Austria con la figlia Stefania, i re d’Italia
e d’Olanda, di Portogallo e di Serbia, di Svezia e di Danimarca, hanno
sentito il bisogno di visitare Sorrento, attratti dalla fama e dalle
descrizioni delle sue bellezze.
Sorrento presenta ai visitatori un grande patrimonio di chiese,
curate con molto zelo, alcune residuo di conventi religiosi o affidate
ad arciconfraternite istituite fin dal sec. XV e tutelanti un
prestigioso patrimonio di fede e arte. Proprio da due di queste chiese
partono nel Venerdì Santo che celebrano la parte più intensa della
Settimana Santa e della Crocifissione di Cristo. Dalla Chiesa della
Santissima Annunziata, governata dall’Arciconfraternita di Santa Monica
in piena notte del giorno del sacrificio del Redentore parte la
processione “bianca” con la statua dell’Addolorata di visita ai
Sepolcri rientrando alle prime ore dell’alba. In serata tocca
all’Arciconfraternita della Morte snodare la processione degli
incapucciati neri con la preziosissima statua in legno del Cristo
Morto. Trattasi di incapucciati che con luci, rappresentate da fiaccole
e lampioni, con i simboli della Passione di Cristo e con la banda
musicale che suona famose marce funebri, si chiude con il coro del
Miserere a tre voci che invita alla meditazione e sviluppa commozione
ed emozione.
Artigianato a Sorrento
L’artigianato sorrentino rappresenta il ponte fra il passato e il
futuro, affondando nei tempi il suo ruolo: quello del legno con
l’artistica tarsia, il ricamo e le seterie con la produzione della seta
derivante dall’allevamento del baco da seta. Le origini
dell’artigianato sorrentino del legno sono datate nella prima metà
dell’Ottocento con i due laboratori di Antonino Damora e Luigi
Gargiulo, oggetto di visite particolari del Re di Napoli Ferdinando II,
del Papa Pio IX e del Principe ereditario russo e di molti nobili e
regnanti. I motivi intarsiati, inizialmente, erano floreali, costumi
napoletani, figure e scene pompeiane e disegni finissimi come merletti.
Dalle prime figure intarsiate, realizzate col solo contrasto cromatico
dell’arancio e del noce o dei semplici lavori a massello in legno
d’ulivo, si giunse, progressivamente, all’esecuzione d’intarsi
policromi, con il “mosaico”, insieme di piccoli pezzi di legno
policromi, che contribuì a creare oggetti, ancora oggi, autentici
capolavori, dei quali l’esemplare più prodigioso è il “necessaire”,
realizzato da Giuseppe Gargiulo ed in esposizione al Museo Correale.
Gastronomia a Sorrento
La cucina tipica della Penisola Sorrentina è caratterizzata da
piatti semplici creati con gli ingredienti base della cucina
mediterranea prodotti in loco. L’alimentazione mediterranea è ovunque
riconosciuta come la più salutare, naturale e completa. Dai
caratteristici menù marinari, tipici delle zone costiere, si può
passare alla robusta cucina delle vaste zone interne. L’olio, i
pomodori, la mozzarella e le spezie danno origine a piatti ricchi come
i cannelloni, gli gnocchi, la pasta e fagioli, i peperoni ripieni
(mbuttunat’) oppure a piatti delicati come l’insalata caprese, la pasta
con le zucchine, le alici marinate, la parmigiana di melanzane.
Primeggiano le paste fatte in casa, dai formati più disparati, le
pizze, i vari tipi di formaggio fresco o stagionato, gli insaccati, le
verdure cucinate nelle maniere più diverse per accompagnare carni e
pesci di ogni genere. Il tutto annaffiato da vini genuini e D.O.C., la
cui lista si allunga di anno in anno, che soddisfano tutti i palati e
che ben si sposano con la buona tavola. Solo per citarne qualcuno:
l’antico Falerno, i famosi Taurasi, Greco di Tufo, Lacryma Christi, i
più recenti Asprinio, Falanghina e Coda di Volpe. Infine qualche parola
per la pasticceria che, nata nelle cucine dei conventi nei secoli
passati, oggi ci attira golosamente dalle vetrine delle pasticcerie. E’
tutto un trionfo di specialità: sfogliatelle, paste reali, gelati
artigianali, delizie al limone, profiterole, torte capresi…
Prodotti tipici a Sorrento : il Limoncello
Uno dei tipi di esercizi commerciali più facile da incontrare nel
centro storico di Sorrento è quello di produzione, o solo di vendita,
del Limoncello! I famosi aranceti sorrentini, da alcuni anni si sono
trasformati in limoneti ed attraverso i prelibati frutti, color giallo
paglierino, di forma ovale e dall’aroma particolare, si sono
trasformati nel nuovo liquore, il limoncello, che dalla Penisola
Sorrentina ha invaso bar e ristoranti del mondo intero, sostituendo gli
alcolici ad alta gradazione. Trattasi di un procedimento produttivo
frutto di processo di “infusione”, con il posizionamento di bucce di
limoni nell’alcool onde la definizione del “liquore” è impropria,
dovendosi ritenere, più esattamente, un “rosolio”, come lo sono il
“nocillo”, il “fragolino”, il “lauro”, il “finocchietto” ed altri.
Dalla produzione artigianale, nata nelle case dei coltivatori, si
è passati a quella industriale! E’ opportuno ancora avvertire che
sarebbe cosa gradita sorseggiarlo a temperatura ambiente per non
perdere l’aroma. Le estensioni di agrumeti sorrentini fanno parte del
panorama sorrentino: piante sempre verdi difese da particolari
impalcature sulle quali sono distese delle impagliate o delle reti
protettive che difendono i frutti dal gelo e dalla grandine.